Del sergente Balso il registro del distaccamento di Cekin dice due cose, e i suoi soldati non ne hanno mai aggiunta una terza: la personalità di un mattone e il fisico di un bue.
Non è un giudizio. Sulla frontiera sud di Solastra, dove le notti sono lunghe e la fantasia è un difetto, un sergente di quella fatta è la cosa più preziosa che una guarnigione possa avere. Balso dava un ordine per volta, sempre lo stesso ordine con le stesse parole, e non si è mai fatto venire un'idea in vita sua.
Il muro#
L'episodio che a Cekin si racconta ancora riguarda il tratto orientale della palizzata, crollato dopo una settimana di pioggia. Il tenente chiese quanto ci sarebbe voluto a rimetterlo in piedi. Balso guardò il muro, poi il cielo, poi disse: «Quattro giorni».
Ci mise quattro giorni. Non tre e non cinque, e nessuno, nei dodici anni successivi, gli chiese mai più una stima con l'aria di dubitarne.
Il mestiere#
Un sergente di frontiera non vince battaglie: impedisce alle guarnigioni di disfarsi da sole. Turni, razioni, risse, la sentinella che si addormenta, il ragazzo di leva che alla terza notte piange. Balso ha fatto quello per una vita intera, senza mai chiedere altro e senza mai essere nominato in un dispaccio.
Quando gli uomini di Cekin parlano degli anni del re, non nominano quasi mai i generali. Nominano lui.