Di Vorstus, a Sol-Rom, si ricordano due cose: che era basso e che sapeva contare. La prima la notavano tutti, perché un comandante delle forze armate di Solastra alto una spanna meno dei suoi ufficiali è un'anomalia che le corti non perdonano. La seconda la notarono in pochi, e tardi.
Aveva portato l'armatura per quarant'anni e le ginocchia se ne erano accorte. Non era un cortigiano per vocazione: era arrivato al consiglio di re Regis dal basso, per anzianità e per assenza di alternative, e per anzianità e assenza di alternative ci era rimasto fino alla fine.
I numeri#
Il suo mestiere, negli ultimi anni del regno, era diventato uno solo: portare al re delle cifre. Quanti uomini, quante razioni, quanti giorni. Le portava esatte, aggiornate e scomode, e questo in una corte che aveva smesso da tempo di volerle sentire lo rendeva insieme indispensabile e sgradito.
Chi ha studiato la caduta di Regis fa notare che Vorstus non ha mai mentito in un rapporto. È una difesa più debole di quanto sembri, e lui, a quanto risulta, non l'ha mai usata.
Dopo#
È sopravvissuto alla ribellione del 521 AE, e questo basta a spiegare come la memoria pubblica lo tratti: un uomo che era nella stanza. La Repubblica non lo ha processato e non lo ha riabilitato; lo ha semplicemente messo in pensione, che per un soldato è la sentenza più lunga.