Centonovanta centimetri, spalle che bloccano una porta, e una cicatrice bianca che gli attraversa il volto da zigomo a mento. È il ritratto che di Sir Percival Lohen hanno fatto due generazioni di pittori di corte, e nessuno di loro ha avuto bisogno di abbellirlo.
Nel 515 AE, sulla frontiera orchesca, guidò la campagna che a Solastra viene ancora insegnata nelle accademie come il modello di come si tiene un confine senza allargarlo. Ne tornò con la cicatrice, con il grado e con la reputazione di uomo che non perde la calma: tre cose che a Sol-Rom valgono più di una vittoria.
Lohengrin#
La Spada dell'Eroe Silenzioso è bianca, di fattura elfica, lunga poco più di un metro, e sul filo porta rune che non sono mai state tradotte. In presenza del male, dicono le cronache, canta — una nota sola, sottile, che chi l'ha sentita descrive sempre allo stesso modo e mai volentieri.
Non gli fu data per merito: gli fu data perché la corona non sapeva a chi altro darla. Una spada che giudica chi le sta intorno è un dono scomodo in una corte, e Percival era l'unico cortigiano di cui nessuno, nel 515, avesse qualcosa da temere.
Il professionista#
Non era un uomo di ideali dichiarati. Diceva di sé che faceva un mestiere, e il mestiere era proteggere una persona per volta: prima il re, poi il principe. Chi lo ha incrociato riporta la stessa frase, con parole quasi identiche — «Non è una questione personale. È una questione professionale» — detta sempre a qualcuno che stava per essere fermato.
La statua che gli hanno dedicato nel quartiere alto di Sol-Rom lo ritrae con la spada abbassata. Fu una scelta discussa; l'aveva chiesta lui, molti anni prima, come si chiede un favore improbabile.
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