Rentotene è un'isola di roccia a quaranta chilometri al largo di Pomelia, e la fortezza che la occupa serviva alla corona per due tipi di persone: quelle che avevano parlato troppo e quelle che avevano fatto troppo. Le prime stavano nell'ala ovest. Le seconde nell'ala est.
Dell'uomo che comandava l'ala est i registri non conservano il nome. Conservano il soprannome che gli avevano dato i secondini, e il motivo: il corpo interamente coperto di cicatrici, la testa rasata, e un modo di guardare che i rapporti descrivono, con una scelta di parole insolita per un documento amministrativo, come privo di paura.
Come si comanda un cortile#
Era stato un comandante, e di altissimo livello: su questo i pochi atti superstiti concordano, anche se non dicono di quale corpo né per quale accusa fosse finito là dentro. Crimini non specificati, oppure opposizione politica — nella Solastra di quegli anni la differenza era amministrativa.
Nel carcere non comandava per gerarchia né per forza bruta. Comandava per promessa: a chi lo seguiva garantiva che avrebbe potuto scaricare la propria rabbia senza conseguenze, e in un posto dove le conseguenze erano l'unica cosa abbondante, era un'offerta che non aveva concorrenza.
Una forza, non un nemico#
I detenuti dell'ala est non erano prigionieri politici: erano assassini, sicari, uomini che il regno aveva tolto dalla circolazione e a cui nessuno aveva intenzione di restituire nulla. Cinquanta di loro rispondevano a lui.
Il personale di Rentotene aveva, per quell'ala, una sola regola operativa: non entrare mai. Ha retto per anni.