A Cekin, sulla frontiera sud, la cucina della guarnigione era tenuta da un vecchio di Ippon che nessuno aveva mai visto senza occhiali scuri e che camminava a piedi nudi anche d'inverno. Cucinava riso bollito e tè verde dell'est, non alzava mai la voce, e i soldati lo chiamavano il cuoco.
Era vero. Era anche, come si scoprì più tardi, un monaco guerriero di una scuola che a ovest quasi nessuno sapeva nominare.
Perché una cucina#
La domanda gliela fecero in molti, e la risposta che riportano è sempre la stessa: che la cucina è il posto da cui si vede meglio una guarnigione. Chi mangia in fretta, chi non mangia, chi si siede con le spalle al muro. Un maestro di arti marziali osserva i corpi; Shen Zan li osservava mentre tenevano un cucchiaio.
Insegnava, quando qualcuno chiedeva, e insegnava prima il fermo e poi il colpo. Corpo fermo. I piedi sono le radici. Chi si annoiava smetteva dopo una settimana, e a lui stava benissimo.
La precisione#
La frase che ha lasciato a chi lo ha conosciuto è la più antiretorica che una scuola di combattimento possa produrre: la forza è il sostituto della precisione. Quando sei preciso, la forza non ti serve.
Nella ribellione del 521 AE se ne vide l'applicazione più pratica: nelle azioni a cui partecipò, il conto dei morti dalla parte avversa è stranamente basso. Le sentinelle venivano trovate addormentate, non uccise. Era una scelta, e gli costava più fatica dell'alternativa.
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