Nei documenti della corte di Regis compare come «il Cancelliere», e basta. Il nome doveva esserci stato — un cancelliere firma, e una firma è un nome — ma i registri degli anni finali del regno sono stati riordinati due volte, e il riordino è una forma di oblio che funziona meglio del fuoco.
Chi lo ricorda lo descrive tutto in grigio: i capelli, gli abiti, la voce. Mani lunghe e sottili, unghie curate. Occupava lo spazio con la discrezione di chi sa che il potere vero non ha bisogno di spalle larghe.
Il mestiere#
La cancelleria di Sol-Rom non decideva nulla: metteva in ordine. Preparava gli ordini del giorno, verbalizzava, archiviava, e passava al re le carte già istruite. È l'ufficio più noioso del palazzo e il più pericoloso, perché chi sceglie l'ordine delle carte sceglie l'ordine dei pensieri.
Al consiglio parlava poco. Sei parole, otto, mai un discorso. Gli ufficiali che hanno lasciato memorie concordano su un dettaglio: quando il Cancelliere apriva bocca, la discussione era già finita e nessuno se n'era accorto.
L'assenza#
Non compare in nessun ritratto di corte. Non ha lasciato lettere private. Non ha eredi noti, né una tomba di famiglia, e la casa che gli era stata assegnata a Sol-Rom risultava, all'inventario del 522 AE, arredata per una persona sola e priva di effetti personali.
La Repubblica ha aperto un fascicolo su di lui e lo ha chiuso dopo quattro anni, con una formula che nelle cancellerie si usa raramente: soggetto non ricostruibile.