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Non sono fantasmi, e la differenza conta: un fantasma è qualcuno. Un'eco di Isksander non è nessuno.
Sono registrazioni: un frammento del potere del Custode rimasto impigliato nel luogo dove è stato usato, che riproduce quello che è successo. Sempre lo stesso pezzo, sempre uguale, senza variazioni.
Che cosa si vede#
La scena di una battaglia, o meglio una sua porzione. Figure dorate, il gesto di qualcosa di enorme che si mette in mezzo, e poi il nulla — l'eco finisce dove finisce, non dove finì la battaglia.
Non sono senzienti. Non reagiscono, non guardano, non sanno di essere osservate. Toccarle le dissipa, e non tornano per giorni.
Chi le studia#
Gli storici, e non è una stranezza: sono l'unica fonte diretta su come Isksander veniva impiegato prima del regno di Regis, e le cronache scritte su quell'argomento sono poche e reticenti.
Quello che le eco mostrano conferma le cronache elfiche su un punto che a lungo si è creduto poetico: il Custode si pone. Non carica, non spazza, non abbatte. Si mette in mezzo e resta.
Non si provocano#
Compaiono quando compaiono. Nessuno ha mai stabilito una regola — non l'ora, non la stagione, non il tempo.
Gli studiosi che ci lavorano campeggiano sui campi per settimane e aspettano.