Asterion Ianmenor — mezzelfo, principe legittimo di Asathshara, accusato ingiustamente dell'omicidio di suo padre — vive in esilio ad Arkanum sotto la protezione del professor Anastarius. La sua resistenza è embrionale: pochi alleati, nessuna risorsa militare, e un trono che lo attende ma che è occupato da suo zio usurpatore Therion.
Therion ha assassinato Re Eldrin con le «Lacrime di Mezzanotte» nel 418 AE e ha accusato il giovane nipote del regicidio. Da allora governa attraverso la paranoia e il controllo, ma il trono stesso lo rifiuta metafisicamente — ogni anno Therion invecchia più rapidamente, si indebolisce, e la sua disperazione cresce.
La resistenza contro l'usurpatore opera nell'ombra, e comunica attraverso la Rete delle Radici dove non è corrotta.
Un orologio, non un assedio#
La corte in esilio non ha un esercito, non ha una tesoreria e non ha una capitale. Ha una cosa sola, e non è nemmeno sua: il trono sta uccidendo Therion da solo.
Questo cambia completamente il mestiere di Asterion. Non deve vincere una guerra: deve arrivare vivo e legittimo al giorno in cui suo zio cade, ed essere l'unico in piedi quando accade.
Da cui tre compiti, tutti poco eroici e tutti urgenti: restare in vita; tenere in ordine le prove del 418 AE, perché un re che torna accusato di regicidio non regna; e non lasciare che, nel frattempo, si formi qualcun altro con una pretesa.
Il prezzo che pagano gli altri#
L'aritmetica ha un fondo sgradevole, e ad Arkanum Anastarius gliel'ha già fatto notare.
Ogni anno che Therion invecchia è un anno che Asathshara passa sotto un sovrano paranoico e sempre più disperato. La strategia dell'attesa scarica il costo dell'attesa su un regno intero — e i sudditi che aspettano non sanno di star aspettando.
Un principe che questo lo capisce troppo bene rischia di diventare un uomo che spera nel peggioramento della propria patria.