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Assomiglia all'antenorismo dei nani più di quanto assomigli a qualunque religione di Enira, e per la stessa ragione: non c'è un dio, c'è una discendenza.
I dragonidi di Mesicidya venerano i propri antenati draconici, e la venerazione consiste nel saperli, nel nominarli e nel non disonorarli.
I quattro principi#
Che i draghi siano i più vicini alla perfezione. Che il fuoco purifichi. Che l'onore del clan venga prima di tutto. E che la conoscenza sia il vero tesoro.
L'ultimo è quello che sorprende chi si aspetta una cultura guerriera, ed è anche quello che spiega Mesicidya: i suoi archivi sono antichissimi, e i dragonidi hanno conservato testi di cui non capiscono più la lingua perché distruggerli sarebbe impensabile.
Le genealogie#
Le tengono i custodi, che sono l'unico clero esistente, e non predicano.
Una genealogia dragonide risale molto più indietro di qualunque albero umano e si interrompe, in tutti i clan, nello stesso punto: la fine dell'era dei Sauri, oltre la quale i nomi ci sono ma non si sa più leggerli.
Vrusah#
Il drago fondatore, figura semi-divina, a cui è intitolato il Monte Vrusah, la vetta più alta dei Monti della Fiamma.
Si dice che il suo spirito abiti ancora nella caldera. Non è dottrina — i custodi non lo affermano — ed è una di quelle cose che tutti a Mesicidya danno per scontate.