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Non sono un popolo nel senso in cui lo sono gli elfi o gli orchi: non hanno terre, non hanno lingua propria, non hanno una storia comune.
Nascono. Da genitori umani, quasi sempre, che non hanno niente di celestiale e che il più delle volte non sapevano che nella loro famiglia ci fosse quel sangue — perché salta generazioni, anche molte.
L'aura#
Tenue, e si vede nella penombra: non abbastanza da illuminare, abbastanza da non passare inosservati.
È la loro condizione sociale più che una caratteristica fisica. Un aasimar non può essere anonimo in nessuna stanza, e questo produce due destini ricorrenti — la carriera religiosa, che se ne serve, e l'isolamento.
Le due magie#
Possono attingere a entrambe: alla magia divina, come i chierici, e a quella arcana, come gli arcanisti.
È una rarità che i teologi hanno impiegato secoli a inquadrare e che ad Arkanum ha prodotto, con Iris Lightweaver, una cattedra che prima non esisteva.
Riconoscono anche il Celestiale senza averlo studiato, il che le chiese citano come prova e gli arcanisti come fenomeno da spiegare.
Le chiese#
Non li ordinano automaticamente e non li venerano, e su questo sono state ferme: un aasimar è un mortale, con le stesse colpe di tutti, e il sangue non è un merito.
La posizione è chiara nei documenti e meno nella pratica.
Dove compare
Nel mondo
- Celestiale · Lingua