Non è la lingua di un popolo. Non c'è un paese in cui si parli, non c'è un mercato in cui si contratti, non esistono canzoni popolari in celestiale.
Esiste nei testi sacri, nelle preghiere più antiche, e nelle bocche di chi la impara per pregare.
Gli aasimar#
La sanno, e in buona parte senza impararla.
È il dato che i teologi di Enira discutono da sempre, e che gli Aasimar stessi riferiscono in modo concorde: non la studiano, la riconoscono. Un aasimar messo davanti a un testo celestiale che non ha mai visto lo legge, e non sempre sa spiegare come.
Che questo valga come prova del sangue celestiale, o soltanto come indizio, è materia su cui le chiese non hanno mai chiuso il dibattito.
La traduzione#
Le preghiere antiche si recitano in celestiale, e non per conservatorismo liturgico: resistono alla traduzione in un modo che i traduttori descrivono sempre allo stesso modo.
Le parole si rendono. Quello che non si rende è la struttura: il celestiale non distingue fra chi dice e ciò che è detto, e una preghiera tradotta in Comune deve scegliere un soggetto che nell'originale non c'è.
Da questo viene la formula che i chierici usano quando qualcuno chiede: che in celestiale non si prega qualcuno, si prega.
Dove compare
Nel mondo
- Aasimar · Popolo