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Ubicazione: centro dell'isola principale, a nord di Narakarasu
Accesso: vietato pena morte
Cosa sappiamo:
- rovine di una civiltà sconosciuta (non Mesicidya)
- pre-umane
- architettura impossibile
- energia magica intensa
Ipotesi:
- colonia mesicidyana?
- civiltà indipendente?
- costruita dai Kami stessi?
- portale verso il Nuovo Mondo?
Nota: da non confondere con Narakarasu, la capitale dello Shogunato dove vivono i Tengu.
Un divieto che non protegge un segreto#
Le due righe più importanti della scheda sono attaccate e si contraddicono nel modo più interessante possibile.
Accesso vietato pena morte. È la pena più alta che lo Shogunato commini, e non la commina per il contrabbando né per il sacrilegio.
Quattro ipotesi. Cioè: gli archivi dello Shogunato, ufficialmente, non sanno che cosa siano quelle rovine. Non ne danno una versione di comodo, non ne danno una versione religiosa: ne elencano quattro, e le lasciano tutte aperte.
Uno Stato che uccide per tenere la gente lontana da una cosa di cui dichiara di non sapere nulla non sta proteggendo un segreto. Sta proteggendo un'incertezza — e il divieto, nella storia di Ippon, è più antico di qualunque tentativo di capire.
È un ordine che va letto al rovescio rispetto a come lo si legge di solito: non «non entrate perché sappiamo che cosa c'è», ma «non entrate finché non sappiamo che cosa c'è». Con la differenza che, non entrando, non lo si saprà mai.
Il nome#
Si chiamano rovine di Yomi, e il nome non è una descrizione: è una classificazione.
Chiamare un posto con la parola che indica il regno dei morti significa averlo già archiviato — dire dove sta, che cosa ci si aspetta di trovarci e come ci si deve comportare, il tutto prima di qualunque esame. Il divieto e il nome sono la stessa decisione presa due volte.
Nessuna delle quattro ipotesi, si noti, è compatibile col nome. Una colonia mesicidyana non è un aldilà; una civiltà indipendente nemmeno; nemmeno un'opera dei Kami; e un portale è un passaggio, non una destinazione.
L'architettura impossibile#
È l'unica delle quattro cose note che non richieda di entrare per essere constatata, e infatti è quella su cui tutte le testimonianze concordano.
«Impossibile» nei documenti di Ippon non è un'iperbole: indica strutture che stanno in piedi senza che si riesca a dire come, misure che non tornano fra loro, e angoli che a guardarli da due punti diversi risultano diversi. È lo stesso vocabolario con cui altrove si descrivono le cose pre-umane, e a Ippon nessuno lo usa con leggerezza.