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Quindici chilometri a nord di Casilia, in una valle stretta che le strade evitano perché non porta da nessuna parte, il calcare è bucato. Le grotte naturali sono tre o quattro; il resto — chilometri di gallerie a sezione bassa, con nicchie, pozzi d'aria e scale intagliate — l'hanno scavato i ratfolk, in un numero di generazioni che loro stessi non contano.
Dall'esterno si vedono tre ingressi, tutti sotto radici, tutti larghi quanto una tana di volpe. Un uomo ci passa in ginocchio e non volentieri.
Come ci si vive#
Le gallerie dei ratfolk non sono fatte per gli umani e questo, per la ribellione, era il punto. Un corridoio alto un metro e dieci annulla il vantaggio di chiunque arrivi in armatura, e le diramazioni sono abbastanza perché un inseguitore che non le conosce si perda entro il secondo bivio.
L'aria è buona — i pozzi funzionano — e c'è acqua. Quello che manca è la luce, e il tempo: chi ci passa una settimana esce senza sapere che ore siano.
Il patto#
I ratfolk della Tana non si unirono alla ribellione. Le aprirono la porta, il che è un'altra cosa e gliela si è riconosciuta a lungo.
Le condizioni erano tre, e i ratfolk non ne discussero nessuna: che nelle gallerie non si portassero fuochi aperti, che nessun umano scendesse sotto il terzo livello, e che quando fosse finita se ne andassero tutti.
Furono rispettate tutte e tre.
Dopo la prima base#
Quando la ribellione perse la sua base e con essa quasi tutto, fu qui che si rimise insieme: un centinaio di persone in gallerie fatte per la metà della loro statura, per un inverno intero.
Chi c'era lo ricorda come il periodo peggiore e come quello in cui si decise che sarebbero andati avanti. Le due cose, nei resoconti, non vengono mai separate.
Dove compare
Nel mondo
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