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La Compagnia del Fardello
PE

Lingua

Proto-Elfico

La lingua dei testi più antichi, priva di ambiguità grammaticale: da essa vengono la parola Aei-Khon — «Colui che Rimane» — e i manoscritti dell'Eikonomachia.

Parlanti
Nessuno (lingua dotta)
Scrittura
Alfabeto elfico antico
Famiglia
Elfica
In questa pagina
  1. Nessuna ambiguità
  2. Le due traduzioni
  3. Chi la sa

Non la parla nessuno. Si studia, e la studiano quasi soltanto gli elfi e gli arcanisti che lavorano sui testi antichi.

È la lingua in cui sono scritti i manoscritti dell'Eikonomachia, ed è la lingua da cui viene la parola Aei-Khon: Colui che Rimane.

Nessuna ambiguità#

È la sua caratteristica, ed è rara al punto da essere sospetta.

In proto-elfico una frase ha una sola lettura possibile. Non esistono pronomi che possano riferirsi a due soggetti, non esistono costruzioni in cui l'ordine cambi il senso, e ogni proposizione subordinata porta un segno che dice esattamente a che cosa si lega.

Chi traduce dal proto-elfico non interpreta: trascrive. Il problema comincia dopo, quando il testo tradotto — in Comune, in elfico moderno, in qualunque altra lingua — diventa ambiguo mentre l'originale non lo era.

Le due traduzioni#

È il motivo per cui le grandi controversie sull'Eikonomachia non riguardano mai il proto-elfico: riguardano le versioni.

Elebhara norath significa «facciamole libere», e su questo non si discute. Che cosa volessero dire i Tessitori dicendolo è un'altra faccenda, e su quella si litiga da millenni.

Chi la sa#

Poche centinaia di persone in tutta Enira, quasi tutte ad Asathshara e ad Arkanum. Si impara sui testi, perché non c'è nessuno da ascoltare.