Il nome dice porto e la carta dice porto, ma a Portofosco non attracca niente che abbia una chiglia. La palude comincia due chilometri prima del borgo e finisce quattro chilometri dopo, e in mezzo c'è acqua bassa, canne, fango e una rete di canali che cambiano con le stagioni.
Ci si muove in barchino, a pertica. Chi non è del posto non ci arriva: non per divieto, ma perché si perde.
Chi ci vive#
Pescatori, e barcaioli ratfolk, che della palude hanno una conoscenza di tipo diverso — non una mappa a memoria, ma l'abitudine a sentire dove il fondo tiene. Portano merci, portano persone, e hanno il monopolio di fatto di tutto ciò che entra e esce.
La palude dà anguille, rane, canna da intreccio, sanguisughe per gli speziali di Alben Sol e una torba che brucia male ma brucia. Non è ricchezza: è sufficienza, e a Portofosco la distinzione è chiara a tutti.
La corona#
Il borgo non ha mai avuto una guarnigione vera, e la ragione è aritmetica: mantenere dieci uomini in un posto dove ogni rifornimento arriva in barchino costa più di quanto il distretto renda in tasse.
Quello che la corona ci ha messo, negli anni di Regis, fu una torre — e la torre, circondata dall'acqua bassa, era difficile da raggiungere per chiunque. Compresi quelli che dovevano difenderla.
Dove compare
Nel mondo
- Lingue di Vaskaras · Tema
- Totenmark · Città
Nella cronologia
- Climax de "Il Fardello" · circa 525-528 AE