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A Ippon gli spiriti hanno un nome, una specie e un grado di pericolo, e li si tratta come si tratta il tempo atmosferico: non come un'eccezione, come una condizione.
Le sette specie#
Kitsune, spiriti volpe. Ingannatori, e il loro potere si misura in code: nove è il massimo.
Tanuki, spiriti tasso. Si trasformano, amano il sake, e sono l'unica specie della lista che qualcuno consideri simpatica.
Tengu, spiriti corvo. Guerrieri, e quelli che insegnano: parte delle arti marziali di Ippon viene da loro, e le scuole lo ammettono.
Kappa, spiriti d'acqua. Annegano la gente. Amano i cetrioli, e le due cose insieme hanno prodotto una tradizione di offerte che funziona abbastanza spesso da essere rimasta.
Yurei, i fantasmi delle morti violente. Pericolosità variabile, perché dipende da quanto è stata violenta.
Nue, chimere: testa di scimmia, corpo di tanuki, coda di serpente.
Oni, demoni. Giganti cornuti e brutali, e i soli della lista che non trattino.
La chiusura#
La cosa che le cronache di Ippon danno per scontata, e che fuori da Ippon non si capisce, è che gli spiriti non erano qui.
Furono chiusi, in un tempo che le cronache non datano, in un luogo che non è questo. Non uccisi: chiusi, il che è una parola da ingegneri e non da sacerdoti, e implica che qualcuno abbia costruito qualcosa.
Per secoli ha tenuto. Adesso non tiene più, e gli spiriti che si incontrano oggi sono tornati — il che spiega perché il bestiario di Ippon sia così preciso su creature che a memoria d'uomo nessuno aveva visto.
Le nove code#
Una kitsune guadagna code. Ogni grado è un salto, non un passo, e al nono non è più uno spirito volpe: è qualcosa per cui la parola kitsune resta solo come indirizzo.
Le cronache di Ippon nominano una Volpe a Nove Code e non spiegano che cosa sia. La spiegazione più semplice è che sia esattamente quello che c'è scritto nella tabella, arrivata in fondo.