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Fra le colonie e le terre native c'è una fascia che nessuna carta disegna con un confine, perché il confine si sposta.
Non c'è una legge chiara. Non che non ci siano leggi: ce ne sono troppe, e nessuna con qualcuno dietro disposto ad applicarle a più di un giorno di cavallo dal proprio insediamento.
I quattro tipi#
I coloni cercano terra e fortuna, e sono spesso ex criminali o disperati — il che a Enira si dice con disprezzo e sulla frontiera è semplicemente il profilo di chi parte. Duri, autosufficienti, e portati a considerare proprio tutto ciò su cui hanno lavorato.
I missionari vogliono convertire i nativi. Alcuni vogliono proteggerli, ed è una minoranza che non si distingue dagli altri finché non arriva il momento in cui bisogna scegliere. Costruiscono missioni, che sono gli unici edifici in muratura della fascia e finiscono per fare da tribunale, ospedale e deposito.
Gli avventurieri cercano tesori nelle rovine, commerciano con tutti — ed è la parte che li rende utili a chiunque e affidabili per nessuno — e si offrono come mercenari a chi paga.
I fuorilegge scappano dalla giustizia eniriana e si mettono in banda.
L'ultima riga#
Sui fuorilegge il catalogo aggiunge cinque parole, e sono il fatto politico della regione: alcune bande diventano nazioni proprie.
Non è un modo di dire. Una banda che sopravvive abbastanza a lungo comincia a esigere pedaggi, poi a garantire la sicurezza in cambio, poi a battere moneta — e a quel punto la differenza fra un capobanda e un principe è l'anzianità.
È così che sono nati tutti gli stati del mondo, e sulla frontiera si può guardare il processo mentre succede.
Come ci si incontra#
Non c'è un mercato e non c'è una piazza: c'è il ponte, o il guado, o l'unico pozzo di due giorni di strada.
I quattro tipi si incontrano lì, perché tutti devono passare dallo stesso punto stretto, ed è anche il motivo per cui chi controlla un passaggio sulla frontiera controlla molto più di un passaggio.