In questa pagina
Un foglio solo, carta grigia da imballaggio, inchiostro nero, stampato su un torchio a mano. Nessun titolo, nessuna intestazione, nessuna tipografia in calce. In fondo, una lettera sola: V.
È l'oggetto che ha fatto più danni alla corona di Solastra di qualunque battaglia.
Come girava#
Non veniva affisso: veniva lasciato. Sui banchi dei mercati, dentro i sacchi di grano, nelle tasche dei cappotti appesi nelle osterie, fra le pagine dei libri di conto. Chi lo trovava lo leggeva e quasi sempre lo ripassava, perché tenerlo era pericoloso e bruciarlo sembrava una viltà.
La corona stimò le copie in circolazione fra le quattromila e le diecimila. Le stime della corona, in quegli anni, erano prudenti.
Il reato#
Il possesso fu dichiarato diffusione di scritto sedizioso e punito con il trasferimento a Rentotene. È la ragione per cui quasi nessuna copia originale è sopravvissuta: chi ce l'aveva, dopo averlo letto, se ne liberava.
La carta grigia non aiutava. Era carta da imballaggio, di quelle che una stamperia compra a balle e che a Pavò vendeva un solo cartolaio: bastò quello per risalire al torchio.
Quello che resta#
Al Museo del Consolato, a Sol-Rom, ce ne sono tre copie. Una è stata trovata cucita nella fodera di un cappotto.