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Rilegato in cuoio consumato, di una misura che sta sotto un braccio. Le pagine non sono uguali fra loro: sono ciò che nelle Gallerie di Dis Secunda si è potuto trovare, cucito insieme da mani diverse in tempi diversi.
Contiene nomi. Quelli veri — quelli di prima, quelli che le famiglie usavano — e per ciascuno il poco che si sapeva: da dove veniva, di chi era figlio, che cosa sapeva fare.
Perché esiste#
Perché il registro dei sorveglianti conta gli schiavi e non li nomina. Agli occhi dell'amministrazione infernale una Galleria è una quota di inferite, e chi la produce è un numero.
Il libro è la risposta a questo, e non è una risposta pratica: non serve a fuggire, non serve a organizzarsi, non serve a niente. Serve a che, finché qualcuno tiene il conto, quello che succede là sotto stia succedendo a delle persone.
Il custode lo era per elezione silenziosa. L'ultimo si chiamava Keth.
L'apertura#
La prima pagina porta una riga sola, e non è di Keth: è più vecchia di lui.
Questo libro contiene le storie di Dis Secunda. I nomi di chi vi ha vissuto e vi è morto… Se stai leggendo queste parole, significa che qualcuno è uscito. Ricordaci.
Fuori#
È uscito, e lo custodisce Malakar.
Nessuno lo ha mai trascritto. È l'unico documento esistente su ciò che accade nelle Gallerie, vale per gli studiosi di Arkanum più di qualunque trattato sull'Inferno, e chi lo ha in mano non lo ha mai prestato a nessuno.