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Un monastero piccolo, sui monti a nord di Solastra, che sarebbe del tutto ignoto se non fosse per una cosa sola.
I suoi monaci incidono tatuaggi.
Il labirinto#
Il disegno copre la nuca e scende lungo il collo, e non è un ornamento: è un percorso, tracciato in un'unica linea che non si interrompe mai e che rientra su se stessa un numero preciso di volte.
Chi tenti di entrare in quella mente — telepatia, dominio, lettura — entra nel labirinto e lo percorre. Non viene respinto: viene tenuto occupato, e nel frattempo la persona sa che qualcuno c'è.
I monaci non sostengono che sia una difesa perfetta. Sostengono che dia tempo.
L'incisione#
Richiede settanta giorni, in sedute quotidiane, e non si può accelerare: la linea deve essere continua e ogni ripresa è un punto debole.
Fa male. I monaci non usano nulla per attenuarlo, e la ragione che danno è tecnica e non ascetica: quello che si usa per il dolore annebbia, e il soggetto deve restare cosciente per tutto il tracciato.
Chi li chiede#
Diplomatici, ufficiali di collegamento, chi tratta con entità che leggono, e — da qualche tempo — funzionari della Repubblica.
La lista d'attesa è di anni. Il monastero non l'ha mai allungata accettando più richieste: incide un labirinto per volta.
Non si tolgono#
È l'unica avvertenza che danno prima, e la danno per iscritto.