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Non sanno chi adorano. È la caratteristica della setta, ed è dichiarata: gli adepti dell'Occhio che Vede venerano un'entità di cui affermano una cosa sola, che osserva da fuori.
Fuori da che cosa, non lo specificano.
I rituali#
Servono ad aprire l'occhio, e la formula è ambigua nello stesso modo in cui è ambigua tutta la dottrina: non è chiaro se si tratti di aprire l'occhio dell'entità, o quello degli adepti.
I riti documentati — pochi, quasi tutti da atti processuali — consistono in veglie prolungate, privazione del sonno e osservazione di un punto fisso.
Che cosa ottengono#
Alcuni adepti riferiscono di essere stati notati.
È l'unica esperienza che la setta prometta e l'unica che riporti, e le descrizioni che ne danno sono concordi e sgradevoli: nessuna visione, nessuna rivelazione, nessun contatto. La sensazione, improvvisa e duratura, che qualcuno abbia girato lo sguardo.
La posizione delle chiese#
Cauta, e insolitamente cauta.
Nessuna chiesa di Enira ha condannato formalmente l'Occhio che Vede, e chi si è occupato della questione spiega il perché senza imbarazzo: per condannare un culto bisogna dire che cosa adora, e su questo non si sa abbastanza per prendere una posizione.