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Il principato di Regula regge su un documento, e un documento va copiato. Ogni atto della città esiste in tre esemplari: uno alla Cancelleria, uno alla Chiesa, uno depositato in un luogo che il Patto indica e che nessuno ha mai visitato.
Le copie le fanno gli scrivani. Lyessa Corvini è una di loro.
Il mestiere#
Non è un mestiere di prestigio. Lo scrivano non interpreta, non firma e non decide: trascrive. Il suo lavoro si misura in righe al giorno e la sua carriera in anni di servizio senza errori, perché a Regula un errore di copia non è una svista — è un vizio d'atto, e un vizio d'atto può costare l'anima di qualcuno.
Da questo discende l'unica prerogativa della categoria, e non è piccola: gli scrivani leggono tutto. Ogni contratto, ogni Responso, ogni lista, ogni condanna. Li leggono lentamente, parola per parola, perché è l'unico modo di copiarli bene.
Quelli che non contano#
Nei ricevimenti della capitale gli scrivani non ci sono. Nei processi stanno in fondo. Nelle cronache non compaiono, e quando compaiono è come categoria: la Cancelleria ha rilevato, è stato verificato.
Sono, in tutta Regula, le persone meglio informate e meno sorvegliate. Il Maestro delle Ombre tiene fascicoli su cavalieri, mercanti, chierici e ambasciatori; i ruoli della Cancelleria li controlla un funzionario della Cancelleria.
La grafia#
Lyessa ha la mano di una copista di vecchia scuola: minuta, regolare, leggibile a distanza di anni. È una qualità che le è valsa gli atti più delicati.
È anche una grafia in cui una lettera fuori posto si nota subito — e, per la stessa ragione, una grafia in cui una lettera fuori posto può essere messa apposta.
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