Nei tacchi, sotto una piastra d'acciaio, c'è una molla compressa e un innesco che la libera quando il tallone batte.
Il risultato sono dieci metri — in lungo, o poco meno in alto — e sono molti: un tetto, un canale, la distanza fra due ponti di Arkanum.
Quello che non fanno#
L'atterraggio.
È il punto che chiunque li provi scopre subito e che nessuno mette nelle descrizioni: gli stivali danno la spinta e basta. Chi arriva dall'altra parte arriva con tutta la velocità che si è dato, e deve saperci fare.
Gli gnomi che li costruiscono lo dicono al momento della vendita, e lo dicono in un modo che è diventato proverbiale nelle officine: la molla la mettiamo noi, le ginocchia le metti tu.
Ricaricarli#
Non è automatico. Dopo un salto vanno ricompressi a mano, con una leva, ed è un'operazione di qualche secondo che in mezzo a un'azione sono parecchi.
Per questo chi li porta impara a pensare in termini di un salto: quello, e poi si è a piedi come tutti gli altri.