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Fra Solastra e Vombrosa c'è una striscia di terra che non appartiene a nessuna delle due, ed è il motivo per cui le due non si sono mai toccate direttamente.
Centomila abitanti. Un porto, tre città di provincia, colline coltivate a vite. Un esercito di duemila uomini, che in caso di guerra vera servirebbe soltanto a determinare da che parte è cominciata.
Come si sopravvive#
Non per forza e non per fortuna: per contratto. La dottrina di Elsinore, formulata due secoli fa e non più modificata, è che il principato firmi con ciascuno dei vicini un trattato che lo obbliga alla neutralità e obbliga il vicino a garantirla.
I due trattati sono quasi identici e incrociati. Il risultato è che chiunque invada Elsinore viola un patto che l'altro è tenuto a far rispettare — non per simpatia verso Elsinore, ma perché è la sua unica garanzia di non trovarsi il rivale al confine.
Funziona da duecento anni. Il principato lo rinnova ogni decennio con una solennità che i suoi cittadini trovano ridicola e che la corte considera la cosa più seria che si faccia.
Il porto franco#
Non si pagano dazi. È l'altra metà della politica estera: una neutralità che costa poco ai vicini è una neutralità che i vicini difendono volentieri, e un porto dove le merci di entrambi passano senza imposta conviene a entrambi.
Metà delle entrate della corona vengono dai servizi portuali, l'altra metà dall'arbitrato: le case commerciali di mezzo continente scelgono Elsinore come foro perché è l'unico posto dove nessuna delle parti è a casa propria.
Adesso#
Il sistema regge finché i due vicini sono due Stati che firmano trattati. Dal 547 AE, a Vombrosa, il governo è quello del Comitato, e il Comitato ha rinnovato il trattato senza discutere — il che a Elsinore ha preoccupato più di un rifiuto.
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