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Uno spazio umido e cavernoso, impregnato per sempre di birra stantia, corpi non lavati e fumo di legna.
Come ci si arriva#
È un angolo dimenticato e sotterraneo di Pavò. Ci si scende per una scala stretta e pericolosamente ripida che va verso le baraccopoli, e che è l'unico modo di entrare.
Una scala così è un filtro, e non per scelta di chi tiene il locale: ci arriva chi sa dove mettere i piedi al buio, e chi non ha alternative migliori a quel punto della serata. Chi ci arriva ubriaco, per uscirne, deve risalirla.
L'insegna#
All'ingresso c'è un cartello di legno grezzo, parzialmente marcio e pericolosamente inclinato. Sopra c'è scritto soltanto:
IL RANCIO
Il nome per esteso — Il Rancio del Bastardo — nelle carte c'è. Sull'insegna no. O è caduto il resto, o non ce l'hanno mai messo: in un posto dove si scende per una scala che sta per cedere, la seconda metà del nome la sanno già tutti.
Pavò#
È la città dei disperati, e questo è il suo sottosuolo. In superficie c'è già la Taverna della Fine del Mondo, dove vanno quelli che non hanno più niente da perdere.
Il Rancio sta più in basso, letteralmente.