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«Chi guarda dentro quegli abissi scarlatti vede solo il proprio riflesso, distorto dalla colpa e dalla paura.»
Oro massiccio, e un volto che non è di nessuno: fronte alta, guance piene, labbra chiuse in una serenità che non promette nulla. Tre rubini. Due occupano le orbite, tagliati a faccette come occhi veri; il terzo, più piccolo, sta al centro della fronte, in una montatura a goccia, e la sua pupilla è una fenditura verticale. Lungo il bordo — la fronte, la guancia, il mento — corre una fascia di rune che nessuno degli studiosi di Arkanum ha saputo leggere.
Metà del volto è spaccata. Non consumata: spaccata, e le schegge d'oro stanno sospese attorno alla frattura come se il momento della rottura non fosse mai finito. Dentro non c'è il rovescio di una maschera. C'è un cielo: buio profondo, polvere di stelle, e la spirale lenta di una galassia che gira dove dovrebbe esserci una guancia. Sul bordo della ferita crescono grappoli di cristallo rosso, carnosi, che ogni generazione di custodi misura e trova più grandi.
Si adatta al volto di chiunque la indossi. E si può togliere in qualsiasi momento: è la sua crudeltà più raffinata.
Che cosa fa#
Chi la porta vede. Non meglio: vede attraverso. Le illusioni si aprono come tende, i travestimenti scivolano, le parole arrivano insieme all'intenzione che le ha mosse — e nessuno, nel raggio della sua attenzione, riesce a mentire senza che la menzogna gli si legga addosso.
Ma la Maschera non si chiama «della Verità». Chi la porta può pronunciare un verdetto, e il verdetto accade. I resoconti che Arkanum ha raccolto in undici secoli parlano di tre sentenze, e si somigliano troppo perché siano invenzioni:
- chi è giudicato bugiardo crolla senza che nessuno lo tocchi, e a volte non ritrova più il filo dei propri pensieri;
- chi è giudicato traditore comincia a confessare, a chiunque incontri, tutto quello che ha fatto, e non smette per un giorno intero;
- chi è giudicato corrotto cambia di fuori, e prende la forma che aveva dentro.
Attorno a chi la indossa, infine, la magia tace. Un'aura in cui nessun incantesimo prende — nessuno tranne i suoi.
La forgia#
Le cronache di Arkanum non dicono chi l'ha fatta: dicono che non l'ha fatta un fabbro. Che fu forgiata dagli dèi, nei giorni in cui i mortali avevano preso l'abitudine di discutere la loro autorità, e che fu lasciata cadere fra loro come si lascia cadere una legge. Dove sia stata forgiata non è scritto in nessun luogo.
Quello che è scritto è cosa è successo dopo. Ogni volta che la Maschera è stata indossata — e sono poche volte, e tutte annotate — un regno è finito. Non sempre per una guerra: due volte per un processo, una volta perché un re, giudicato, confessò per tre giorni di fila davanti alla sua corte, e quando tacque non aveva più una corte.
Nel museo#
È a Arkanum, nel Museo della Scuola di Magia, in una teca sigillata che non si apre dall'interno né dall'esterno senza il consenso di tre maestri. Vi arrivò nel 234 AE, donata da un avventuriero che non lasciò il nome e una sola frase: che era troppo pesante da portare. Pesa quanto una maschera d'oro: il custode che trascrisse la frase annotò a margine che secondo lui l'uomo non parlava del peso.
L'ultimo studente che provò a indossarla non ha più parlato. Sorride sempre, ora.
Dove compare
Nella cronologia