In questa pagina
I Custodi dei Sigilli non scrivevano. L'ordine si trasmetteva a voce, da un custode al successivo, e la precauzione ha funzionato per secoli: ciò che non è scritto non si ruba e non si brucia.
Avevano però una lingua, ed è una circostanza che a prima vista sembra contraddire il resto.
Perché una lingua#
Perché una trasmissione orale ha bisogno di precisione, e nessuna lingua d'uso comune la garantisce su materie per cui non esiste un lessico.
Un custode doveva poter dire a un altro dove si trova un Sigillo, in che condizioni sia e che cosa si sia fatto per mantenerlo. In Comune quelle frasi sarebbero state lunghe, ambigue e comprensibili a chiunque passasse.
Quello che resta#
Parole isolate, arrivate dentro testi scritti in altre lingue: una ventina di termini tecnici che gli autori antichi citano senza tradurre, perché non sapevano come.
Non bastano a ricostruire nulla. Non se ne conosce la grammatica, non se ne conosce il suono, e non si sa nemmeno se fosse imparentata con qualcosa.
Il 340#
Si estinse quando morì Seraphiel Argentavox, a Sol-Rom, in un'epidemia che nelle cronache non ha nemmeno un nome.
Con lei si perse l'ubicazione del Primo Sigillo. Ma si perse anche il modo in cui quelle informazioni venivano dette — e chi oggi cerca i Sigilli deve cominciare, prima che dal dove, dal capire che cosa si stia cercando.