Farujistan occupa una vasta e arida regione a sud-est della dorsale continentale principale di Enira. La sua cultura è un complesso intreccio di tradizioni nomadi, ricchezza mercantile e la lenta, inesorabile marcia dell'ambizione imperiale. La geografia è uno studio di contrasti: dalle pianure polverose e di colore ocra che si estendono verso l'orizzonte alle imponenti e frastagliate cime delle catene montuose che proteggono civiltà dimenticate. La vita qui è dettata dalle variazioni stagionali del livello dell'acqua e dai movimenti di imponenti carovane commerciali.
Gli insediamenti principali sono costruiti attorno a punti strategici di risorse naturali: oasi profonde, importanti attraversamenti fluviali o passaggi difendibili. Queste città sono caratterizzate da una densa stratificazione architettonica: antiche fondamenta in mattoni di fango sostengono strutture più recenti, a volte eccessivamente ornate, appartenenti a potenti corporazioni o ordini religiosi. Gli stili architettonici prevalenti combinano progetti robusti e difensivi con straordinaria arte geometrica islamica, visibile nelle piastrelle dai colori intensi e nei minareti che si stagliano nel cielo polveroso.
La vita economica ruota fortemente attorno alle rotte della Via della Seta e ai suoi innumerevoli affluenti. Le merci scambiate vanno da spezie esotiche ed erbe medicinali a metalli rari e lavoro schiavile, rendendo la regione un magnete costante per conflitti e commercio. La popolazione locale è un mosaico di popoli: tribù robuste che allevano cammelli; caste mercantili colte e urbanizzate; e gruppi di mercenari pesantemente armati che agiscono come veri e propri mediatori di potere.
Oltre alle principali città, si trovano territori tribali semi-autonomi e le rovine di imperi precedenti, che fungono sia da ispirazione che da monito. Il panorama politico è quindi instabile, caratterizzato da fragili trattati, improvvisi conflitti militari e la costante minaccia di banditi o annessione imperiale. Sopravvivere a Farujistan significa capire che la storia non è qualcosa da ricordare, ma qualcosa di attivo e violentemente contestato.